Il 7 febbraio 1996 debuttava in Giappone il primo episodio di una delle saghe più discusse nella storia degli anime: Dragon Ball GT.
A trent’anni di distanza, il pubblico resta profondamente diviso. Da un lato i Millennial, cresciuti con il mito del GT e legati a quel senso di nostalgia che lo rende un pilastro della propria infanzia; dall’altro i puristi, pronti a liquidarlo come “non canonico” solo perché non basato direttamente sul manga. Eppure, per una vasta fetta di appassionati, Dragon Ball GT rappresenta ancora oggi il vero finale dell’intera epopea di Goku.

OLTRE IL CANONE: L’ESTETICA PURA DEI SAIYAN
Ciò che rende questa serie unica è la sua capacità di osare. Pensiamo al Super Saiyan di 4° Livello: per molti è l’unica trasformazione capace di rendere giustizia alla natura guerriera dei Saiyan. La coda, il petto ricoperto di pelliccia e lo sguardo animalesco creano un richiamo potente alle origini primordiali della razza, fondendo potenza e istinto in un design selvaggio che le evoluzioni successive non hanno mai eguagliato.

LA VERITÀ SUL COINVOLGIMENTO DI AKIRA TORIYAMA:
Un errore comune è pensare che il coinvolgimento del Maestro sia stato marginale. Sebbene la serie sia nata da un’idea originale di Toei Animation, Toriyama ricoprì il ruolo di consulente creativo, lasciando un’impronta indelebile su ogni elemento visivo.
Sua è infatti l’intera estetica del “Grand Tour“: dalle ambientazioni suggestive dei vari pianeti alla progettazione dei robot e della navicella spaziale che ospita i protagonisti. Anche il restyling dei personaggi porta la sua firma: la versione di Goku bambino ( differente dalla prima serie storica), il look casual di Trunks e la caratterizzazione di Pan sono farina del suo sacco.
Persino il logo della serie è un suo disegno e, in una nota intervista, il Maestro scherzò sul fatto che l’acronimo GT potesse significare “Great Toriyama“, a testimonianza di quanto si fosse speso per il progetto.

UN’EREDITA` DA DIFENDERE:
Liquidare Dragon Ball GT come un semplice prodotto “non canonico” significa ignorare l’immenso lavoro creativo che Toriyama ha infuso nell’opera. Il modo migliore per celebrarne il trentesimo anniversario è riconoscere a questa saga il merito di aver saputo rischiare, consegnandoci un’anima che, a distanza di tre decenni, continua a emozionare.

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